COME MI VOLETE
Viva Harp, performance
Data di inizio: 2012ù
Data di conclusione la mia morte.
Data di inizio: 2012ù
Data di conclusione la mia morte.
Come il mondo si aspetta che ci comportiamo non sempre e’ come noi sentiamo di essere.
|
Dal 2012 ho deciso di concentrarmi sulla produzione di manufatti che soddisfacessero le aspettative del pubblico, cioè che apparissero coerenti con quanto la critica è disposta ad accettare da me senza alcuna contestazione.
Ho dunque iniziato a frequentare con assiduità quotidiana il mondo della decorazione, instaurando partnership con diversi negozi presso i quali ho iniziato a vendere e tuttora vendo i manufatti firmati Viva Harp.
L’esigenza di questa performance è nata durante una cena nel corso della quale sono stati presentati alcuni miei lavori ad un importante gallerista, senza precisare chi ne fosse l’autore.
Il giudizio è stato entusiasta, senza esitazioni: solo varie indicazioni sono state fornite in merito alla biografia dell’autore delle opere che tanto avevano impressionato.
Soltanto al termine della cena è stato comunicato che i lavori erano stati realizzati da me: il giudizio all’improvviso è cambiato.
Una volta svelato l’autore l’entusiasmo si è fatto esitante e fra grandi imbarazzi, l’invito a partecipare alla esposizione in programma di lì a poco è stato ritirato, in quanto la mia persona è stata giudicata non idonea a ricoprire il ruolo di artista, colpevole di essere inserita all’interno di un’esigenza borghese che addirittura prevede la gestione di faccende prosaiche come la gestione di figli e casa.
La performance con lo pseudonimo di Vivaharp è dunque una riflessione sull’ipocrisia del mondo curatoriale alla ricerca non tanto di opere significative ma di autori la cui esistenza risulti interessante al pubblico e contribuisca quindi ad accrescere il valore dell’opera .
La performance sotto lo pseudonimo di Viva Harp si pone ulteriormente lo scopo di esaminare quali sono le modalità con cui abitare la rassegnazione, cercando di fare del proprio meglio con gli strumenti che si hanno a disposizione e quale sia il ruolo dell’intenzione della produzione artistica.
Cosa fa di un manufatto un’opera d’arte, l’intenzione? O il giudizio della critica?
Ha senso attribuire il termine opera a qualsiasi manufatto in circolo? Ha senso autoproclamarsi artisti, se non c’è un’intenzione dietro il lavoro quotidiano?
Il desiderio di ogni artista è quello di entrare nelle case e di occupare i pensieri della gente fosse anche per un istante.
Per questo, ho deciso di entrare nelle vite altrui con diversi abiti, con Matthew Constance e con viva Harp, abitando in questo modo centinaia di case.
In alcuni casi mi hanno messo in soggiorno, in altri casi nella cameretta dei bambini.
In entrambi i casi ho vinto la morte, perché il mio segno grafico e il mio pensiero mi sopravviverà.
Ho dunque iniziato a frequentare con assiduità quotidiana il mondo della decorazione, instaurando partnership con diversi negozi presso i quali ho iniziato a vendere e tuttora vendo i manufatti firmati Viva Harp.
L’esigenza di questa performance è nata durante una cena nel corso della quale sono stati presentati alcuni miei lavori ad un importante gallerista, senza precisare chi ne fosse l’autore.
Il giudizio è stato entusiasta, senza esitazioni: solo varie indicazioni sono state fornite in merito alla biografia dell’autore delle opere che tanto avevano impressionato.
Soltanto al termine della cena è stato comunicato che i lavori erano stati realizzati da me: il giudizio all’improvviso è cambiato.
Una volta svelato l’autore l’entusiasmo si è fatto esitante e fra grandi imbarazzi, l’invito a partecipare alla esposizione in programma di lì a poco è stato ritirato, in quanto la mia persona è stata giudicata non idonea a ricoprire il ruolo di artista, colpevole di essere inserita all’interno di un’esigenza borghese che addirittura prevede la gestione di faccende prosaiche come la gestione di figli e casa.
La performance con lo pseudonimo di Vivaharp è dunque una riflessione sull’ipocrisia del mondo curatoriale alla ricerca non tanto di opere significative ma di autori la cui esistenza risulti interessante al pubblico e contribuisca quindi ad accrescere il valore dell’opera .
La performance sotto lo pseudonimo di Viva Harp si pone ulteriormente lo scopo di esaminare quali sono le modalità con cui abitare la rassegnazione, cercando di fare del proprio meglio con gli strumenti che si hanno a disposizione e quale sia il ruolo dell’intenzione della produzione artistica.
Cosa fa di un manufatto un’opera d’arte, l’intenzione? O il giudizio della critica?
Ha senso attribuire il termine opera a qualsiasi manufatto in circolo? Ha senso autoproclamarsi artisti, se non c’è un’intenzione dietro il lavoro quotidiano?
Il desiderio di ogni artista è quello di entrare nelle case e di occupare i pensieri della gente fosse anche per un istante.
Per questo, ho deciso di entrare nelle vite altrui con diversi abiti, con Matthew Constance e con viva Harp, abitando in questo modo centinaia di case.
In alcuni casi mi hanno messo in soggiorno, in altri casi nella cameretta dei bambini.
In entrambi i casi ho vinto la morte, perché il mio segno grafico e il mio pensiero mi sopravviverà.